Esiste un numero che dovrebbe far riflettere ogni imprenditore italiano: secondo la Ricerca 2025-2026 dell'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 76% delle PMI italiane non ha investito né prevede di investire nell'intelligenza artificiale
Tre imprese su quattro. La domanda quindi è: stiamo parlando di un rischio concreto o di un'opportunità ancora aperta? La risposta, come spesso accade, sta ne mezzo.
Il paradosso di un Paese che cresce ma rimane indietro
I numeri della crescita ci sono, e sono reali. Secondo il Rapporto Annuale ISTAT 2026, presentato a Roma il 21 maggio, tra il 2023 e il 2025 la quota di imprese italiane che utilizzano almeno una tecnologia di intelligenza artificiale è più che triplicata, passando dal 6% al 16,4%. È un segnale positivo, ma dietro quel 16,4% si nasconde una spaccatura importante.
Le grandi imprese sono arrivate al 53,1% di adozione; mentre le PMI sono ferme al 15,7%. E il gap continua a crescere. Era di 25 punti percentuali nel 2023. Oggi supera i 37. goGrowing

Nel 2025 il mercato italiano dell'intelligenza artificiale ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, in crescita del +50% rispetto al 2024, secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano. Tra le PMI, la diffusione delle sperimentazioni si ferma al 15% delle medie imprese e al 7% delle piccole. Osservatori
Concretamente questo significa che il 76% delle PMI non ha ancora mosso un euro verso l'AI. Non perché non abbiano sentito parlare di ChatGPT o Claude, ma probabilmente lo usano senza una strategia.
Le motivazioni del ritardo delle PMI italiane
Secondo il Giornale delle PMI, le motivazioni più frequenti tra le aziende che non utilizzano ancora l'AI, sono la mancanza di competenze interne, l’incertezza normativa e le difficoltà legate alla gestione dei dati.
Non si tratta di arretratezza tecnologica in senso stretto, ma di un ecosistema produttivo, composto da aziende famigliari, artigiani, imprese di prima generazione, che ha costruito la propria competitività sul saper fare manuale, sulla reputazione locale, sulla rete di relazioni. Caratteristiche vere, preziose, ma difficili da scalare digitalmente senza un cambio di paradigma.

Il rischio reale: non è l'AI, è il gap che si apre
Detto questo, la crescita dell'intelligenza artificiale è reale, il ritardo strutturale anche. Chi non si muove adesso rischia di non recuperare più.
Le grandi imprese che già usano l'AI oggi stanno ottimizzando processi, riducendo i costi operativi, personalizzando l'offerta e accelerando il time-to-market. Ogni mese di vantaggio si consolida. Sempre secondo i dati del Giornaledellepmi, nei settori meno maturi, l'adozione dell'intelligenza artificiale può generare benefici in termini di produttività ed efficienza fino al +30%.
L'opportunità: chi parte oggi è ancora in tempo
Se è vero che il 76% delle PMI è ancora ferma, significa quindi che chi si muove adesso ha ancora un vantaggio enorme rispetto alla media.
Inoltre i costi di ingresso sono calati drasticamente. Non servono più budget da multinazionale, ma visione, un punto di partenza concreto e la disponibilità a sperimentare, possibilmente sul processo dove l'errore umano pesa di più.
Cosa c'entra tutto questo con il Made in Italy
L'intelligenza artificiale può amplificare il Made in Italy.
Il problema della maggior parte delle eccellenze italiane non è la qualità del prodotto, spesso altissima, ma come abbiamo detto tante volte, il problema è la percezione digitale: essere eccellenze ma non percepite come tali, avere storia e identità ma non saperle comunicarle.

L'AI può fare esattamente questo, valorizzando la natura del prodotto.
Il valore del Made in Italy è riconosciuto a livello globale. Ma il riconoscimento, da solo, non genera visibilità. La visibilità si costruisce con la presenza e la presenza digitale oggi passa anche attraverso strumenti AI.
Piattaforme come Eccellenze Italiane lavorano esattamente su questo confine. L'integrazione dell'AI in questo percorso non è un'opzione futura è una leva su cui spingere per chi vuole accelerare.
L’attuale 76% una fotografia reale, ma non un destino
Tre quarti delle PMI italiane non hanno ancora investito in AI. Il vero gap riguarda la capacità di portare queste tecnologie dentro i processi operativi quotidiani e trasformarle da strumenti sperimentali a leve strutturali di crescita.
Chi lavora nel Made in Italy già il capitale più difficile da costruire: identità, storia, qualità riconoscibile. L’AI può raccontarla meglio, più in fretta, a più persone.
Il momento per iniziare è adesso.