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Quando Hollywood sceglie il Made in Italy: cosa insegna Il Diavolo veste Prada 2 alle imprese italiane

Armani, Dolce & Gabbana, Valentino, Zegna, Brunello Cucinelli. Non l’ordine di passerella della Milano Fashion Week, ma il cuore stilistico di uno dei film più attesi del 2026: Il Diavolo veste Prada 2. Il ritorno della saga cinematografica porta con sé un messaggio preciso: il Made in Italy continua a essere sinonimo universale di lusso, stile ed alta qualità.

Un segnale culturale ed economico importante che il film invia al mercato internazionale.

Milano come capitale mondiale della moda


Vent'anni fa, per la trasferta internazionale della redazione di Runway, si scelse la settimana della couture a Parigi. Oggi, invece, il nuovo capitolo del film sceglie Milano e il suo prêt-à-porter come centro narrativo. Non è una scelta casuale. È il riflesso di un equilibrio culturale che negli ultimi anni si è progressivamente spostato verso l’Italia.

Milano diventa il centro gravitazionale del racconto.

Le scene ambientate all’Accademia di Brera, tra il lago di Como e le architetture storiche lombarde, trasformano il territorio italiano in una scenografia identitaria riconoscibile in tutto il mondo.

Ogni città racconta valori, stile, percezione.


Il potere reputazionale dei brand italiani

Dei 47 cambi d'abito di Anne Hathaway e dei 28 di Meryl Streep, nomi italiani come Armani, Valentino, Dolce & Gabbana, Fendi, Zegna e Brunello Cucinelli. Una sfilata di eccellenze italiane che non ha bisogno di pubblicità: è il film stesso a raccontarle.

Non è semplice product placement. È qualcosa di molto più profondo.

Il caso Brunello Cucinelli è emblematico. Negli Stati Uniti il brand rappresenta ormai un modello internazionale di lusso discreto, artigianalità e sostenibiltà culturale. Il suo posizionamento — fatto di qualità manifatturiera, valori umani e filiera controllata — intercetta perfettamente le nuove aspettative del mercato premium globale.

Lo stesso vale per Zegna, Valentino e Dolce & Gabbana. Brand che non vendono soltanto prodotti, ma immaginario, identità e appartenenza.

Cinema e moda: perché lo storytelling aumenta il valore dei brand

Il cinema non è soltanto intrattenimento, ma anche uno dei più potenti strumenti di costruzione reputazionale che esistano.

Quando un abito Armani Privé appare in una scena chiave, o quando la presentazione di Brunello Cucinelli diventa il set di un momento narrativo cruciale, accade qualcosa di preciso: il brand entra nell'immaginario collettivo di milioni di spettatori in tutto il mondo. Senza spot. Senza campagne. Con la forza della narrazione.

Nel trailer, il personaggio di Nigel tira fuori da un guardaroba pezzi di Fendi, Brunello Cucinelli e Toteme. In meno di 48 ore il trailer aveva superato i 6 milioni di visualizzazioni. Ogni brand citato ha ottenuto una visibilità che nessun budget pubblicitario potrebbe comprare con la stessa efficacia.

Questo è il potere dello storytelling applicato alla reputazione.

Il Made in Italy non è solo moda


Il film racconta anche altro. Il distretto conciario di Solofra, ad esempio, arriva sul grande schermo attraverso i capi della stilista Angela D’Arienzo, che ha portato sul set capi in pelle realizzati con pellami selezionati secondo la tradizione artigianale campana.


Persino i dolci presenti nelle scene sono stati realizzati interamente in Italia per garantire autenticità estetica e qualità visiva durante le riprese. Non è retorica. È la conferma che il Made in Italy non abita solo nelle maison del lusso. Abita nei distretti, nelle botteghe, nelle piccole imprese che ogni giorno lavorano con cura, competenza e identità.

Cosa insegna questo film alle PMI italiane


La lezione più importante del film non riguarda la moda. Riguarda la percezione.

I grandi marchi italiani non sono diventati globali soltanto grazie alla qualità dei prodotti. Sono diventati grandi perché hanno saputo costruire una narrativa coerente intorno ai propri valori. Qualità, artigianalità, storia, identità. E quella narrativa, nel tempo, si è tradotta in reputazione internazionale.


I

l film celebra il Made in Italy, Milano come mecca della moda e la capacità dell'ingegno italiano di continuare a vincere. Ma questa forza non appartiene solo ai grandi. Appartiene a ogni impresa che sa raccontare ciò che fa con chiarezza e orgoglio.

Oggi non basta essere eccellenti. Bisogna anche riuscire a essere percepiti come tali.

Hollywood lo ha capito da tempo. E forse è una lezione che anche molte imprese italiane dovrebbero iniziare a fare propria.